Troppo brillanti erano i nostri cieli, troppo lontana laggiù,

troppo fragile la loro eterea sostanza;

troppo splendida e improvvisa,

la nostra luce non poteva trattenersi;

le radici non erano abbastanza profonde.

(Sri Aurobindo. Una fatica di Dio)

Chi è lei e a chi è rivolto il libro?

Sono una persona che ama il Kriya Yoga: praticarlo e portare avanti una ricerca approfondita in questo campo è la ragione della mia vita. Per il resto, conduco una esistenza semplice. Non sono legato ad alcun credo in particolare, concepisco Dio come l'Intelligenza che sostiene l'universo e il Kriya come il mezzo per entrare in sintonia con questa Realtà; in altre parole non attribuisco all'idea di Dio alcuna suggestione antropomorfica. Ho scelto di tenere il mio sito libero da riferimenti a qualsiasi religione in particolare. Non mi piacciono le affermazioni secondo cui il Kriya è il percorso più elevato di tutti – la strada aerea verso la realizzazione del Sè, ecc. Tali frasi contraddicono il senso di ciò che cercano di definire in quanto incoraggiano aspettative egoistiche. Naturalmente considero il Kriya Yoga estremamente efficace – altrimenti non lo praticherei. Credo che esso non sia una rivelazione Divina ad un particolare uomo, ma una mescolanza armoniosa di vari strumenti di introspezione mistica scoperti da una gran moltitudine di ricercatori attraverso i secoli. Non è proprietà esclusiva di Lahiri Mahasaya o dei Suoi discepoli. Egli prese in considerazione procedure provenienti da altri percorsi mistici come l'Alchimia Interiore della antica Cina, il sentiero Sufi ecc. Per fare un esempio, il Navi Kriya è la discesa dell'energia "chi" dalla testa al Dan Tien, come è insegnato dalla Alchimia interiore, il Thokar è il Dhikr dei Sufi... e così potrei continuare. Il Kriya possiede lo stesso valore e la stessa dignità di altri sentieri mistici; è prezioso perché è completo, diretto, non contenendo fronzoli inutili. Questo sito è stato concepito come sofferta reazione alle correnti restrizioni sulla sua diffusione del Kriya e alle varie sue semplificazioni e mistificazioni. Queste sono fatte passare per ingegnosi accorgimenti concepiti per il nostro bene; forse lo sono, ma io continuo a preferire il Kriya completo e pretendo che una scuola di Kriya che dice di esistere solo per mantenerlo puro attraverso i secoli, lo faccia realmente e con un alto livello di perfezione dal punto di vista didattico. Al giorno d'oggi tale scuola ancora non esiste. Purtroppo la tendenza è quella di semplificare il Kriya affinché esso diventi una banalità che si possa comunicare con quattro parole. Questo vezzo, come la richiesta ossessiva di segretezza, è qualcosa di assurdo. Questo sito dunque rappresenta un primo passo verso una libera discussione su Internet del sentiero del Kriya. L'idea nacque dalla lettura del libro di Theos Bernard Hatha Yoga resoconto di un’esperienza personale [1943]. Esso riesce più di altri a chiarificare gli insegnamenti contenuti nei vari testi di tantrismo; nonostante gli anni trascorsi dalla sua pubblicazione, ed i numerosi testi di Hatha Yoga apparsi recentemente, tale libro rimane ancora uno dei migliori. Ho sognato quindi che un libro simile, dedicato al Kriya potesse esistere. Non sono una persona che vuole creare un scuola di Kriya. Avendo in passato ricevuto il permesso di insegnarlo, so bene a quanti grattacapi vada incontro chi lo insegna e con quante debolezze mentali debba confrontarsi. Quando mi capita di spiegare qualcosa a qualcuno non godo di un particolare piacere, non mi esalto; evito, di proposito di darmi un tono solenne (nonostante le stesse circostanze e la volontà delle persone mi spingano in tal senso); la stessa idea di recitare la sceneggiata della cerimonia di iniziazione mi fa rabbrividire in quanto la considero adatta a cose magiche, esoteriche, occulte, non al Kriya. È proprio perché sento l'enormità del valore e della bellezza del Kriya, che preferisco, come scenario alla sua trasmissione, l'atmosfera di un tranquillo colloquio tra due ricercatori, meglio se in un ambiente naturale dove i giochi della mente umana abbiano poca presa. Il libro verrà letto, o sfogliato velocemente, anche da persone che nulla conoscono del Kriya (non posso sapere a priori cosa ne ricaveranno) ma è particolarmente dedicato a coloro che sono "ex" di molte cose. Principalmente sono ex-membri di organizzazioni (da cui hanno imparato l'abitudine alla pratica regolare del Kriya) ed ex-discepoli di "guru itineranti" (dal cui cattivo esempio hanno imparato quanto sia imperdonabile l'errore di credere che la sorgente del proprio bene interiore potesse prosperare solo stando vicino a certi esseri umani nelle cui mani avevano posto le chiavi della direzione spirituale). Sono anche ex-collezionisti di pratiche scovate in libri esoterici, ma hanno compreso che l'unica cosa che merita esplorata e vissuta è l'impareggiabile percorso mistico – un sentiero pulito che nulla ha a che vedere con l'arte illusoria di espandere i potenziali della mente. Le varie vicissitudini attraversate da questi ricercatori hanno creato in loro la ferma dignità di non accettare mai più da alcuno alcuna stupida, capricciosa limitazione alla conoscenza nel campo spirituale. Non tollerano più che interessi finanziari si nascondano dietro un'attività di Kriya o che qualche drastica semplificazione di esso sia spacciata per una procedura originale. In qualche modo hanno respirato l'aria dell'onestà e non sono più capaci di rinunciarvi.



Come mai si è deciso a scrivere e mettere in rete un libro in cui sono spiegate le tecniche del Kriya, violando così la richiesta di segretezza?


Nel caso in cui una scuola di Kriya o un Acharya (insegnante) invochino la segretezza, ciò si può capire: toglila e minerai le stesse basi, non solo finanziare, al loro esistere.
Ma che i kriyaban la invochino appare alquanto strano. Eppure ciò accade, in maniera insistente, isterica a volte.
Una persona che sta imparando il Kriya, e nel suo sforzo affronta i più svariati ostacoli, il cui genuino entusiasmo è sbarrato dalla espressione sarcastica di qualche rottame umano che lo ammonisce di non correre con tanto entusiasmo verso il Kriya in quanto il vero Kriya ormai non si può imparare più - in quanto qualsiasi lignaggio genuino si è ormai esaurito – di sicuro non la invoca, anzi vorrebbe che non ci fosse affatto. Chi invoca la segretezza sono sempre coloro che già conoscono il Kriya, in tutto o in parte.
Non so se si rendono conto di quanto strana sia la loro posizione e di quanto ancora più assurde siano le ragioni che essi invocano a sostegno della loro posizione.
Se loro affermano che le tecniche Kriya sono pericolose, perché allora non ritengono che siano pericolose anche per loro? La ragione è che in cuor loro si ritengono essere superiori, speciali. Oppure credono che avendo ricevuto il Kriya con la appropriata cerimonia di iniziazione, siano protetti da eventuali pericoli? Se hanno abbandonato il Kriya perché lo hanno ritenuto pericoloso, come mai vanno ancora in internet a cercare notizie sul Kriya e non si occupano di cose più "sane" - lasciando che ognuno faccia in pace le sue esperienze? Si interroghino su chi e che cosa ha causato il loro male: se il Kriya o qualche latente predisposizione a malattie psichiche eventualmente attivata da qualche spensierato e irresponsabile comportamento durante la loro gioventù.
In certi casi, i miei ragionamenti non valgono in quanto un tratto caratteriale, miserabile e meschino, è responsabile della insistenza sulla segretezza: nelle peggiori persone c'è la tendenza a ribellarsi all'idea che altri giungano con poca fatica a possedere quello che a loro ha richiesto anni di sforzo e il sopportare varie vessazioni.
Quando citano: "Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, rivoltandosi, vi sbranino." Matteo 7:6, non riflettono che, utilizzando questa frase, svelano impietosamente la loro bassa considerazione dei loro fratelli che stanno facendo una ricerca nel campo spirituale. Anche se ci sono ricercatori su Internet che rivelano un comportamento superficiale e distratto, io non mi permetterei mai di considerarli cani o porci.
Comunque la decisione di violare la richiesta di segretezza fu di sicuro la più difficile della mia vita, non fu presa alla leggera. Spesso penso che se qui in occidente ci fosse un onesto insegnate di Kriya, o un'organizzazione, dove uno potesse imparare tutti gli aspetti del Kriya come in una Università - dove andare e non essere maltrattato o ingannato con fesserie, o deviato verso l'adorazione del Guru, in altre parole catturato nella rete di una nuova setta - eliminerei immediatamente questo sito.
Il libro è stato scritto - e difeso da vari attacchi - a causa di una sofferenza che continuamente si rinnova; poiché la situazione odierna di diffusione del Kriya fa veramente pena, lasciatemelo dire. A coloro che onestamente vogliono sapere qualcosa di più sulle ragioni della mia scelta, ricordo che esse sono seminate nella prima parte del libro. La sintesi è la seguente:
1. Dalle organizzazioni si ricevono semplificazioni e molti miti e condizionamenti non necessari.
2. I libri sul Kriya scritti recentemente non spiegano un bel niente; sono solo una forma allettante di pubblicità. Essi continuano a ripetere una sola cosa: vieni a me!
3. Chi prova a leggere le varie comunicazioni nei Forum di Kriya, è pervaso da uno stato d'animo difficile da sostenere, è come una discesa nell'inferno; solo un masochista può tollerare quelle chiacchiere vuote.
4. Dai vecchi praticanti di Kriya in India - i quali affermano, tutti soddisfatti, di aver ricevuto la vera iniziazione - invece di una offerta di aiuto, giunge il tragico verdetto secondo cui non abbiamo alcuna possibilità di ricevere l'autentico Kriya.
Visto tutto questo, ti viene un certo "giramento" interiore e li mandi tutti a quel paese. Io sono uno fra i tanti che non si rassegna a vedere il Kriya di Lahiri Mahasaya morire in mezzo a tanta idiozia e disonestà. Il mio primo passo è condividere tutto quello che so con altri
ricercatori. Comprendo tutte le perplessità ma non ho altra scelta. Mi consola il pensiero che non sto distruggendo nulla: il lavoro di nessun uomo onesto sarà minimamente disturbato - i buoni insegnanti di Kriya saranno sempre ricercati.



Non pensi che possa venire qualche pericolo per coloro che leggono le tecniche Kriya in internet e le sperimentano senza la dovuta sorveglianza?


Quando ascolto questa obiezione penso alla semplicità del Kriya il quale può, a ben ragione, essere definito l'arte della Preghiera. Idealmente lo contrappongo alla complicazione di altri sentieri, tra cui lo stesso Hatha Yoga dove sono spiegati vari esercizi di respirazione ben più violenti, varie posizioni fisiche (Asana) di difficile esecuzione, varie ricette di pulizia interiore...
Mi meraviglio che si pensi così del Kriya, anche se credo che ciò possa essere una reazione alla pubblicità non equilibrata relativa ad esso. Dal miraggio che il Kriya sia un rimedio estremamente potente per qualsiasi cosa, viene il sospetto che esso non sia scevro di spiacevoli effetti collaterali.
La risposta a questa domanda dovrebbe trovarsi ragionando in termini generali. In effetti, ogni pratica mistica potrebbe, teoricamente, fare del male se vissuta all'interno di una vita non equilibrata!
Dobbiamo riconoscere che la spinta verso il sentiero mistico può originarsi anche da una pulsione di fuga dalle responsabilità della vita; le stesse soddisfazioni che il Kriya indubbiamente fornisce sin dagli stadi iniziali, possono isolare ancora di più una persona. Quando distrattamente noi diciamo che ad una persona il Kriya "gli fa o gli ha fatto del male" ci riferiamo ad un persona che era già in partenza fisicamente e psicologicamente fragile e che, trovando nel Kriya una scusa per evitare il confronto con la vita attiva, ha nutrito le sue tendenze negative rendendole ancora più limpide ed appariscenti.
Quando si raccomanda di trovare una persona matura ed esperta che sorvegli il sentiero del Kriya, molti pensano che ci si riferisca a un quasi mago capace di vedere internamente il livello di apertura dei Chakra, il Karma e altre corbellerie. Niente di tutto questo! Ci si riferisce invece ad una persona matura, con un saldo equilibrio psichico che possa controllare l'intera situazione in cui il Kriya è vissuto e sappia come guidare un individuo verso il pieno rispetto di tutte le sane regole del vivere. Spesso coloro che si ritengono spirituali pensano impunemente di poter fare a meno di tali regole.
A mio avviso non esiste una cosa come lo spesso invocato "risveglio prematuro di Kundalini".
È come se uno dicesse che un artista da segni di squilibrio mentale a causa del prematuro risveglio della forza della genialità. Se il genio non c'è ... conviene pensare ad altre cause per i suoi disturbi.



Vuoi mettere in discussione la figura del Guru?


Quando mi trovo davanti a delle persone che continuano a ripetere in tono adirato i loro condizionamenti sul concetto di Guru (…la vera iniziazione nel Kriya implica la presenza di un Maestro autorizzato e le sue benedizioni… l’iniziazione implica un invisibile processo di purificazione, il portare il corpo pranico del discepolo ad un più elevato tasso vibratorio... il muovere l’energia spirituale dal corpo del Guru al corpo del ricercatore… mostrando la luce nel Kutastha e compagnia bella) affermo in modo calmo (parlando più che altro a me stesso perché loro non ascoltano) che il loro è un concetto folcloristico, fantasioso e fondamentalmente falso.
Tale mito è stato costruito per imbambolare uno, per incoraggiare la sua attitudine a comportarsi come uno schiavo ai piedi di un briccone che recita la parte del santo.
Il concetto di Guru va esaminato in modo più profondo.
Gli strati più profondi della nostra mente inconscia sono collegati con tutta l'umanità. Di conseguenza la condizione mentale di altre persone può alterare letteralmente i nostri processi mentali. Il concetto Junghiano di Inconscio Collettivo spiega il trasferimento di profonde esperienze spirituali. In tal modo, un particolare individuo può realmente "trascinarci in avanti", verso lo Spirito. Ma questo avviene solo quando si è stabilito un legame di affetto disinteressato. Tutti sappiamo che tale rapporto si crea raramente. Di certo non è creato dall'aver preso parte a una cerimonia di iniziazione al Kriya, sebbene possiamo aver costruito un tempio di devozione, un universo di ideali elevati nel nostro cuore.



Cosa pensi della figura di Babaji?


Il problema sull'esistenza e ruolo di Babaji è una vera e propria sfida. Ora, siccome poteri ed età leggendarie sono state attribuite a Babaji - dai discepoli di Lahiri Mahasaya, e da storie supplementari non confermate - questo ha portato molti a dubitare la sua esistenza.
Mettiamo da parte certa letteratura che pone Babaji in contesti che non sono l'Himalaya, così come varie storie di recenti incontri con Lui. Sappiamo che ci sono molti Babajis con relativi movimenti a carattere settario...
Credo che ci deve essere qualche cosa di vero nella storia del Babaji di Lahiri Mahasaya. Secondo me, è inconcepibile che L. M. abbia mentito o scritto delle sciocchezze nei suoi diari. Possiamo tranquillamente accettare che Babaji è esistito ed ha avuto un importante ruolo nella diffusione del Kriya. Perché non credere che circa nel 1861, quando L. M., nel suo lavoro, fu assegnato a Ranikhet, incontrò un santo indiano a cui lui più tardi si riferì come Mahavatar Babaji? È plausibile che questo santo disse a L. M. che lui era il suo Guru dal passato.
Sono pronto cambiare la mia opinione se riceverò informazioni più fondate: per ora posso solo avanzare due ipotesi.
[Prima ipotesi] Sappiamo che L.M. scrisse nei suoi diari che Mahavatar Babaji fu Krishna. Perciò Babaji potrebbe essere la visione interna di Krishna.
Il Signore Krishna illuminò L.M. sul significato e scopo della sua missione e gli ricordò qualcosa che già aveva conosciuto e praticato nelle vite precedenti. Il Kriya non fu perciò un nuovo insegnamento ma un ricordo. Krishna rimase sempre presente nell'Occhio Interiore di L.M guidandolo a sviluppare il suo sistema di Kriya Yoga facile da praticare in modo che gli elevati principi del percorso spirituale avrebbero potuto essere seguiti anche dai capofamiglia.
[Seconda ipotesi] Babaji potrebbe essere uno fra altri Maestri altamente evoluti che guidano il destino di umanità attraverso i secoli. Questa grande anima fece comprendere a L.M. che il Pranayama, praticato costantemente con certe modalità, contiene la possibilità per l'uomo di liberarsi da Maya ed ha il potenziale per rivelare delle possibilità finora insperate di esistere nel corpo.
L.M. imparò così a considerare in una luce nuova una pratica che già conosceva dall'infanzia. Possiamo credere che in quella occasione non ricevette tutte le tecniche che insegnò in seguito ai suoi discepoli. Sviluppò continuamente quello che ricevette da Babaji, raffinandolo in quattro livelli – egli non avrebbe potuto continuare a lavorare su un insieme di tecniche se questo fosse già completo e pronto per essere condiviso con l'umanità.



Perché ci sono tante modifiche nel campo del Kriya?


Cerchiamo di capire quello che accadde ai tempi di Lahiri Mahasaya. Egli era un uomo estremamente abile nell'arte della meditazione, tanto bravo che per noi è arduo concepirlo. Fu davvero uno sperimentatore e un didatta impareggiabile. Alcune varianti del Kriya, sulla cui bontà stiamo ancora baruffando oggi, ebbero origine da Lui stesso. Come il grande mistico Kabir, il suo insegnamento fu la fusione di grandi tradizioni: lo Hatha yoga tantrico (Pranayama, vari Mudra, la percezione della realtà Omkar), l'Alchimia interiore dell'antica Cina (aspetti sottili del Pranayama, Navi Kriya, Pranayama con respirazione interna) e le pratiche più elevate dei Sufi come il Dhikr (che nella terminologia di Lahiri divenne il Thokar.) Verso gli ultimi anni della Sua vita scoprì e spiegò le tecniche basate sul movimento Trivangamurari.
Come abbiamo sopra affermato, possiamo supporre che egli ricevette da Babaji solo dei principi generali che sviluppò poi gradatamente, e che attuò con l'uso di tecniche che già conosceva e che imparò a considerare in una luce nuova.
È perfettamente spiegabile come mai oggi esistano diverse scuole che presentano diversi metodi per realizzare le stesse mete. L'importante è concentrarsi su questi fini e non lasciarli mai perdere anche se le suggestioni del mondo New Age sono ben forti.



Quali sono gli effetti della pratica del Kriya?


La prima cosa da chiedersi è come mai questa domanda viene posta.
Posso rispondere che il Kriya non è diverso da qualsivoglia sentiero spirituale; gli effetti sono gli stessi. Per "sentiero spirituale" intendo una disciplina costituita da procedure di introspezione e contemplazione (preghiera da sola oppure unita al controllo del respiro... concentrazione su particolari rivelazioni interiori..) come quelle che fiorirono lungo i secoli attorno alle grandi religioni.
Gli effetti sono la pace interiore (o, come diceva Lahiri Mahasaya, la vera Tranquillità) e quel conforto interiore, quell'intima felicità che nessun'altra cosa al mondo potrebbe dare. Chi lo pratica, mettendoci dentro tutta la sua passione, li sperimenterà.
Personalmente trovo che il Kriya sia come un amplificatore: uno riceve da esso, ingrandito e potenziato, quello che vibrava esilmente nella sua coscienza già sin all'inizio. Se uno ci mette i suoi dubbi e la sua diffidenza, non vi troverà che lacerazioni grandi come voragini.
Molti arrivano al Kriya perché altri li hanno spinti a praticarlo; forse sono incoraggiati da innocenti illusioni. Questo non è sbagliato, è umano. Chi può affermare che la sua concezione di Kriya sia stata limpida e corretta sin dall'inizio? Uno può cominciare il Kriya per un motivo banale e poi scoprire la sua vasta azione su tutti gli aspetti del proprio essere. Quello che è importante è non rimanere legato a quelle illusioni, lasciarle perdere e far sì che il proprio essere subisca la sua azione.
Infine, può accadere che chi pone questa domanda abbia in cuor suo un dubbio che non osa formulare: visto che molti insegnanti di Kriya hanno dato cattivo esempio di condotta, forse che il Kriya non ha funzionato in loro, forse che loro stessi non lo praticano? Sfortunatamente la risposta è, in molti casi, positiva: lo si può dedurre facilmente non appena aprono bocca.



Per quanto riguarda il Kechari, è corretto intervenire sul frenulo con la chirurgia laser? Forse, ai tempi di Lahiri Mahasaya, il taglio del frenulo era troppo rischioso e provocava perdita di sangue, ma ora non dovrebbero esserci problemi.


Questa è una domanda difficile: non posso e non voglio parlare per sentito dire ma per esperienza diretta. Tra i tanti amici che praticano il Kriya uno solo non riuscì nel Kechari Mudra. In passato, in un attimo di disperazione tentò di risolvere il problema da solo e si procurò una dolorosa ferita che poi si rimarginò dopo pochi giorni, rendendo il suo intervento del tutto inutile. Affrontare un’operazione chirurgica, non è difficile oggi, giacché tale intervento è affrontato da parte di bambini che hanno, a causa del frenulo della lingua, difficoltà nel succhiare il latte o difetti di pronuncia.
Ovviamente tutta la faccenda segue un iter obbligatorio: medico di base o pediatra, logopedista e, solo alla fine, il consulto col chirurgo. Nessun chirurgo opererebbe un adulto se questo indicasse come ragione della sua richiesta il desiderio di ottenere il Kechari Mudra!
Ma tutto questo è ovvio. Quello che voglio qui dire è che molti parlano di questo problema ignorando di non averne per niente bisogno.
Prima di porsi il problema del taglio del frenulo bisogna essere sicuri che la lingua non riesca in nessun modo a toccare né l’ugola né la parete dietro.
La base della lingua può essere spinta in dentro con le dita: se la punta della lingua, tenuta leggermente rivolta in dietro, tocca l’ugola, questo significa che ben presto si potrà ottenere il Kechari. Con pazienza, si può arrivare a toccare la parete del palato proprio sopra l’ugola.
Col tempo si potranno togliere le dita, e accadrà che la lingua rimarrà come "intrappolata" in quella posizione e il palato molle agirà come una fascetta elastica, che sosterrà la lingua, impedendole di scivolare in fuori e in basso.
Mantenendo la lingua in questa posizione, il palato molle si dilaterà. Questo è il segreto. Invece di considerare tutta la questione del Kechari come dipendente solo dal frenulo, si dovrebbe considerare la possibilità di allentare in tal modo il palato molle.



È necessario praticare i Kriya superiori?


Il momento in cui ci confrontiamo con i Kriya superiori è critico, specialmente se ci attendiamo un po’ troppo da essi, pregustando un aumento, oltre ogni limite, dello stato di pace e di gioia cui le tecniche del Primo Kriya ci hanno abituato. Sfortunatamente, introducendo i Kriya superiori nella routine, può accaderci di perdere tali stati. Se non siamo pronti ad afferrare tale monito e continuiamo testardamente a praticarli, possiamo anche perdere tutto l'entusiasmo che ci ha portati verso il sentiero Kriya – e questa sarebbe la fine della nostra avventura spirituale!
Qualsiasi seduta di meditazione dovrebbe contenere due fasi distinte, la seconda delle quali, in particolare, non può essere soppressa o sacrificata per lasciare spazio ai Kriya Superiori.
Dopo una prima parte in cui si compie una certa azione interiore, anche di grande intensità (Pranayama, Navi, Thokar...), ci deve essere una seconda in cui ci tuffiamo profondamente nelle percezioni interiori.
Questa fase principalmente passiva (anche se pienamente cosciente) è di solito chiamata Pranayama mentale: nessun Kriya superiore dovrebbe eliminarlo o abbreviarlo! Dovremmo avere tutto il tempo per invitare il nostro ego, le nostre ossessioni a farsi in disparte e lasciare che la realtà Omkar colpisca profondamente le corde più intime della nostra sensibilità.
Non si tratta semplicemente di lasciar passare dieci o venti minuti, affinchè il nostro sistema psico fisico assorba gli effetti della prima parte. Dobbiamo avere l'umiltà di riconoscere che anche se abbiamo praticato tecniche con nomi altisonanti, e anche se abbiamo vissuto una grande eccitazione, il nostro sforzo non vale nulla se non è seguita dal risveglio di una acuta sensibilità: dobbiamo, a tutti gli effetti, fare uno sforzo ulteriore ed entrare nel tempio interiore.
Avendo presente le lettere dei discepoli a Lahiri, in cui ci sono routine che presentano la coesistenza di tantissime tecniche con numeri incredibili di ripetizioni ci convinciamo che tali routine non sono per noi. Penso che noi non dovremmo introdurre più di un Kriya superiore per volta, con dosi minime. Un lungo Pranayama mentale dovrebbe essere sempre la parte regale della routine, da non sacrificarsi per nessun motivo. Solo con tale cautela, i Kriya superiori, invece di scombinare l’equilibrio della nostra routine, vi aggiungeranno inesauribile bellezza.



Posso collaborare a tradurre il libro nella mia lingua nativa, hai intenzione di pubblicare il libro?


Lo scopo del mio sito web è condividere liberamente una discussione sulle tecniche del Kriya Yoga. Chiunque si propone di tradurre il libro in un'altra lingua, fa un'opera meritevole. L'unico problema è che nel mio piano è previsto (finché vivrò) un perfezionamento continuo del libro. Faccio tutti gli sforzi possibili per presentare una nuova edizione del libro alla fine di ciascun anno. Accetta la persona di rivedere in futuro la sua traduzione? Siccome molti lettori sono interessati solo al Primo Kriya (la maggior parte delle domande che ricevo riguardano il Primo Kriya) forse basterebbe tradurre solo il capitolo 6. Per ora non è previsto di pubblicarlo: farlo vorrebbe dire bloccare ogni sviluppo dell'opera.